Depressione e cura a Prato: la Psicoterapia - Psicologia clinica

Depressione: sintomi e caratteristiche generali

Spesso le persone che afferiscono al mio ambulatorio di Prato mi chiedono una cura per la depressione.
A volte soffrono da anni di depressione, una condizione - come specificato nella pagina sulla Depressione - caratterizzata da una marcata tristezza quasi quotidiana, perdita del piacere nelle attività di tutti i giorni e una profonda angoscia che pervade ogni aspetto di vita.

Chi è colpito da questo disturbo racconta di non provare più niente, di aver perso ogni motivazione a fare le cose, come se tutto dentro si fosse fermato in una pausa lunga un'eternità.

Personalmente vedo questo disturbo un po' come una chiave di violino: come questa definisce la posizione delle note e l'altezza dei relativi suoni (quindi il "colore" della composizione musicale), la depressione definisce i "suoni" - ovvero il senso - della composizione cognitiva ed emotiva degli eventi che vive una persona.

Spesso questi pazienti portano con sé temi di vita che hanno a che fare con il proprio passato, quel passato che, nell'essere umano, immancabilmente si trasforma in uno specchio dentro cui riflettere la propria "anima", il proprio il sé.
L'Io dell'essere umano è, infatti, il prodotto delle esperienze personali che ciascuno di noi fa nel corso degli anni di vita, il cui riverbero inevitabilmente ci condiziona, sussurrandoci velatamente nelle scelte che compiamo, nel modo in cui percepiamo il nostro sé ed il mondo attorno a noi. Ci guida e ci sostiene, fornendoci quelle necessarie coordinate emotive e cognitive che vanno ad intrecciarsi con le esperienze del tempo presente, a formare un'unica mappa della nostra identità.
In altre parole, il passato è lo specchio in cui riconoscersi.

In chi soffre di depressione questo specchio rimanda di frequente un'immagine diversa, una storia distorta di se stesso in cui, come negli specchi deformanti nei Luna Park, stenta a riconoscersi.
A volte questa immagine è il riflesso di un passato che non sussurra e non guida, bensì spaventa e grida: un passato che copre la propria "visuale interna", falsando le proprie percezioni, le proprie emozioni, il proprio intimo senso di sé. Come un guanto di lattice che non permette il contatto con gli oggetti, questo passato non protegge dal mondo, non sostiene, bensì, stretto e asettico, impedisce il contatto con gli altri e con il proprio sé.

Depressione e cura: un caso di terapia

Ricordo, a tal proposito, una mia paziente di circa 29 anni, che venne nel mio studio a Prato: lamentava il proprio malessere - depressione - e chiedeva una cura.
Era perseguitata dal suo passato, dai personaggi di ciò che lei definiva "teatro dell'assurdo", i propri genitori i quali, da figure accudenti, si erano trasformati in personaggi antagonisti, persone "spaventanti", incapaci di dare amore, negandole quel senso di amabilità in cui ogni essere umano dovrebbe forgiarsi.
La situazione familiare da cui proveniva, purtroppo, aveva minato il proprio senso di sé, imponendo una rigida fisionomia al personale modo di porsi con gli altri e al modo di percepirsi nelle relazioni.
Lei definiva la propria angoscia interna "un vetro rotto".
In alcuni giorni sentiva un senso profondo di solitudine che ombreggiava le sue scelte, le relazioni amicali, i momenti con il suo compagno. Percepiva di non provare emozioni, come se tutto dentro si fosse spento.

Il lavoro con questa persona è stato molto intenso, a tratti emotivamente difficile, ma davvero molto coinvolgente.
L'obiettivo più significativo da lei raggiunto è stato distinguere il proprio sé reale dall'immagine che il suo passato, la sua famiglia e tutti gli eventi occorsi, le rimandavano.

Ad oggi ha ricominciato a percepire se stessa nelle piccole cose, avvertendo le sue emozioni e riuscendo a dare agli eventi una personale e significativa coloritura... una nuova chiave di violino!

Depressione cura Prato
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