Disturbo del Desiderio Sessuale Maschile2017-12-15T16:57:09+00:00

Disturbo del Desiderio Sessuale Maschile

Cosa è il disturbo del desiderio sessuale ipoattivo maschile ?

La fase di desiderio è oggi di grande attualità per il significativo aumento dei disturbi a essa collegati. L’atto del desiderare il sesso è funzione di diversi segnali interni ed esterni, attivi, in diversa misura, durante tutto il ciclo di vita. Il desiderio, oltre che essere frutto di attivazioni biologiche (es., sistema neuroendocrino), è anche (e soprattutto) il prodotto di pensieri ed emozioni che la mente produce in modo spontaneo rielaborando, nel tempo, eventi, immagini, sensazioni, aspettative, significati e tutto ciò che per analogia, assonanza, simbologia, associazione, deduzione o inferenza si ricollega al tema della sessualità. Quindi, nella genesi di un disturbo del desiderio vi possono essere impedimenti e/o distorsioni nell’uso dei sistemi emotivi, cognitivi e/o biologici legati direttamente o indirettamente alla sfera sessuale personale, con successive difficoltà a sviluppare stabili relazioni sessuali, che, a loro volta, possono portare ad insoddisfazione coniugale e a separazione.

Gli uomini che presentano una carenza di desiderio appaiono “asessuali” e si comportano come se i centri sessuali del cervello fossero “bloccati”. Non manifestano alcun interesse per la sessualità e, se si presenta un’occasione erotica, non ne approfittano. La caduta del desiderio, in alcuni casi, non coinvolge la normale risposta sessuale.

L’uomo presenta una persistente o ricorrente insufficienza (o assenza) di pensieri o fantasie sessuali/erotici e di desiderio di attività sessuale. Non è sufficiente ai fini di una diagnosi la presenza di una “differenza di desiderio”, tale per cui un uomo esprime un desiderio di attività sessuale inferiore a quello del partner. La mancanza di desiderio deve avere una persistenza e ricorrenza significative, in quanto un calo del desiderio non può rappresentare di per sé un disturbo (si pensi, ad esempio, ad un calo del desiderio che si presenti come risposta adattiva a condizioni avverse di vita come le preoccupazioni per la gravidanza del proprio partner).

Quali sono i sintomi del disturbo del desiderio sessuale ipoattivo maschile?

Pertanto, il giudizio di carenza è fatto dal clinico, tenendo conto dei fattori che influenzano il funzionamento sessuale, come l’età e il contesto di vita generale e socioculturale dell’individuo (DSM-5, 2014).

Principali criteri descrittivi del Disturbo del Desiderio Sessuale Ipoattivo Maschile secondo il DSM-5 (2014)

  • Persistente o ricorrente insufficienza (o assenza) di pensieri o fantasie sessuali/erotici e di desiderio di attività sessuale. Il giudizio di carenza è fatto dal clinico, tenendo conto dei fattori che influenzano il funzionamento sessuale, come l’età e il contesto di vita generale e socioculturale dell’individuo.
  • I sintomi si sono protratti come minimo per circa 6 mesi
  • I sintomi causano nell’individuo un disagio clinicamente significativo.
  • Specificare se la disfunzione è:
    • Permanente: Il disturbo è presente da quando l’individuo è diventato sessualmente attivo.
    • Acquisita: Il disturbo inizia dopo un periodo di funzionamento sessuale relativamente normale.
  • Specificare se la disfunzione è:
    • Generalizzata: Non è limitato a determinati tipi di stimolazione, situazioni o partner.
    • Situazionale: Si verifica solo con determinati tipi di stimolazione, situazioni o partner.
  • Specificare se la disfunzione è:
    • Lieve: Evidenze di un lieve disagio riguardante i sintomi sopradescritti.
    • Moderata: Evidenze di un moderato disagio riguardante i sintomi sopradescritti.
    • Grave: Evidenze di un grave o estremo disagio riguardante i sintomi sopradescritti.

Come curo il disturbo del desiderio sessuale ipoattivo maschile?

Il trattamento prevede il connubio di Terapia Mansionale Intergrata (TMI) e di terapia Cognitivo-Comportamentale. In questi casi, l’obiettivo iniziale è ristrutturare alcune convinzioni che sono spesso presenti nell’uomo e nella coppia in cui si esprime il disturbo (Dettore, 2001, 2004). Il problema di desiderio sessuale ipoattivo deve essere considerato un problema della coppia e non solo del partner che presenta il calo del desiderio (a meno che l’uomo non presenti altre cause, di cui il disturbo del desiderio è un problema secondario, ad esempio depressione).

Importante, infatti, è raggiungere una maggiore consapevolezza degli aspetti relativi alla definizione di sé, del proprio partner e della coppia, elaborando alcuni pensieri e/o preoccupazioni distorte che possono minare il coinvolgimento affettivo e sessuale dei partner (ad esempio, quando la donna è convinta di non essere sufficientemente attraente per l’uomo, o quando questi ritiene di non essere mai stato virile). In seguito, si procede mediante un lavoro mirato sulle emozioni, il cui obiettivo è quello di comprendere il reale vissuto dell’uomo circa il sesso e la possibilità di essere coinvolto in tali attività, andando a valutare la presenza di eventuali concenzioni negative sulla sessualità (ad esempio, sesso come peccato, sporco o pericoloso, oppure il sesso inteso come mezzo di potere, di punizione, di ricatto, o sesso come prestazione, prova o dimostrazione di sé) e sentimenti negativi nei confronti del partner (es., emozioni di rabbia, disgusto, ansia, risentimento, paura).

Il passo successivo è quello di comprendere la genesi del disturbo (come ad esempio la presenza di atteggiamenti familiari repressivi o sessuofobi, precoci esperienze fallimentari etc.), e i motivi di mantenimento attuale del problema: questa fase può essere molto utile anche per il partner non portatore del problema, in quanto si rende conto che lo scarso desiderio dell’altro non è dovuto a un rifiuto nei suoi confronti, ma ad altre cause molto diverse. La fase successiva implementa procedure di terapia sessuale, che prevedono esercizi di contatto fisico sessuale e di esperienza intima con il proprio partner al fine di rendere la propria sessualità gratificante sia da un punto di vista emotivo che fisico (Dettore, 2001, 2004).